'La Pista' Arese

All'interno dell’Ex-Alfa Romeo c’era una pista automobilistica di prova per le autovetture. L'area è stata riportata alla sua funzione originaria ed è oggi utilizzata per presentare automobili e organizzare corsi di guida sicura.

© Courtesy of Tom Vack
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All’interno del complesso industriale dell’Alfa Romeo c’era una pista automobilistica di prova per le autovetture, dismessa in seguito alla chiusura dell’azienda nel 2002.

L’area è stata riportata alla sua funzione originaria ed è oggi utilizzata per presentare automobili e organizzare corsi di guida sicura. Ai bordi della pista sono stati realizzati due edifici a forma di sassi che racchiudono uffici, aree per la didattica, un’officina meccanica e saloni per la presentazione di autovetture.

Entrambi sono composti da un corpo centrale prefabbricato in calcestruzzo e da una struttura perimetrale in legno lamellare rivestita da pannelli in vetro e metallo posti a scacchiera. Questa pelle ombreggiante simboleggia la bandiera che sventola alla partenza e all’arrivo delle automobili dei Gran Prix. Lo scheletro in legno prosegue oltre le facciate andando a formare un porticato che copre terrazze panoramiche da cui si possono ammirare il paesaggio circostante e la pista. Un ponte coperto collega i due edifici e segna il passaggio tra la piazza di accoglienza e la pista automobilistica.

L'edificio 1 è dedicato al mondo Guida Sicura con la sede e gli uffici di ACI Vallelunga al piano terra, 4 aule didattiche con pareti mobili al piano primo e piano terrazza per eventi. L'edificio 2, con vocazione espositivo museale, ha un grande open space adattabile a diverse esigenze e una terrazza per eventi. La grande piazza può ospitare eventi, esposizioni e accogliere visitatori

La pista. Ho anche proposto di chiamarla la “Pista di Milano” così come esiste la pista di Monza, di Nürbugring, di Le Mans e così via perché Milano non ha una sua pista automobilistica. Del resto Milano non ha un’azienda automobilistica, o meglio non l’ha più. Aveva l’Alfa Romeo ma oggi non è più della città , anche se l’orgoglio per questa azienda e i suoi splendori ancora non si è spento. L’Alfa Romeo è stata il simbolo della città degli anni d’oro della imprenditoria milanese con i suoi superbi motori e le carrozzerie aggressive e grintose. Ancora oggi il nome dell’Alfa Romeo scalda il cuore e sono in molti ad aspettare il nuovo modello che sancisca la rinascita del marchio. L’Alfa Romeo è nata alle porte della città, al Portello e si è trasferita nel dopoguerra ad Arese dove ha organizzato un impianto modello che ha prodotto centinaia di migliaia di auto nell’ultima folgorante stagione. Nei fatti lo stabilimento di Arese ha anche sancito l’inizio della fine. La generazione dei grandi imprenditori saggi e lungimiranti era scomparsa e la gestione pubblica non ha saputo sostituirla. Così in non molti anni l’azienda è deperita, ridotta e poi abbandonata. Ad Arese ha lasciato 2 milioni di metri quadrati di fatiscenti capannoni e una pista bellissima. Oggi la pista è rinata per merito di un imprenditore e della grande distribuzione che l’ha ristrutturata e riportata al suo originale splendore. Non sarà usata per gare e nemmeno per pericolosi confronti di velocità ma per presentare nuove automobili, per far sfilare vecchi e rari modelli e per organizzare corsi di guida sicura. Fortunatamente il problema di oggi non è sfidare le leggi della stabilità ma garantirla e rendere più sicuro questo mondo già così a repentaglio. Ai bordi della pista sono nati due piccoli edifici di forma arrotondata come sassi dove saranno sistemati gli uffici, i laboratori e le sale di presentazione. Sono ricoperti da una pelle ombreggiante a scacchi che ricorda la bandiera che sventola alla partenza e all’arrivo delle automobili dei Grand Prix, ma questa non sventola. È bella stabile e non incita alla velocità e alla competizione ma alla gara per la sicurezza e la saggezza. Serve a diffondere il concetto che l’automobile è uno strumento fondamentale e insostituibile, pratico e bello ma che si trasforma in proiettile quando è lanciato senza controllo. E non conta l’abilità di chi è alla guida quando tutto quello che può accadere è indipendente dalla singola volontà e i riflessi più pronti sono inutilizzabili di fronte ai repentini sbandamenti del destino.Ho anche proposto di chiamarla “Metropoli” a onore della grande Milano che sta organizzandosi con i paesi e le cittadine vicine per formare strutture più efficienti e affidabili. Avevo anche proposto di chiamarla “Pista sicura” perché è destinata ai corsi di guida sicura e poiché questa pista è tutta curve si poteva anche chiamare “Sicurva”: un po’ di spiritosaggine poteva anche servire per sdrammatizzare il problema della sicurezza stradale. Si potrebbe chiamare la “Pista della vita”. Anche la vita parte da un punto e arriva allo stesso punto come la pista. Le linee di partenza e traguardo sono la stessa linea. Tutti corriamo per tornare da dove siamo partiti e succeda quel che succeda lì alla fine ci ritorniamo. Partiamo dalla terra e torniamo alla terra. Tutto quello che succede oltre sono vicissitudini, fatti a sé stanti che non modificano la sostanza delle cose. Ci fanno gioire e arrabbiare, ci fanno ridere e piangere, ma il tragitto è quello e possiamo al massimo tramandare un po’ della nostra esperienza per far sì che qualcuno ne approfitti e lasci passare questi giorni risparmiando un po’ di dolore e angoscia. Eliminarle non si potrà ma alleviare le sensazioni psichiche e mentali è altrettanto importante quanto lenire quelle fisiche. E c’è una medicina speciale, quella spirituale, tanto deprecata ma tanto utile e incredibilmente attraente.

Michele De Lucchi, giugno 2015

Cliente

Tea s.r.l.

Cronologia

Progettazione: 2013 - 2014

Realizzazione: 2015

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